25/10/2026. MILANO, DUE GIORNI DI GRANDE GALOPPO. STINGRAY DOMINA IL JOCKEY CLUB, CONSTITUTION HILL ENTRA NELLA STORIA (Federico Raccichini)

 

Il fine settimana tecnicamente più importante del galoppo italiano 2026. Wish You Fly e Nightdance Attack protagonisti del sabato, Crown Board e Stingray della domenica.

Ma a San Siro è passata anche una leggenda che vale molto più di un risultato. La due giorni di Milano è stata, senza dubbio, il fine settimana tecnicamente più importante del galoppo italiano nel 2026. Quattro corse di Gruppo, tanti protagonisti internazionali, risultati interessanti e qualche considerazione che va necessariamente oltre il semplice ordine d’arrivo.

 

IL SABATO DEI PULEDRI: WISH YOU FLY E LA VECCHIA SCUOLA

Il sabato era interamente dedicato ai giovani, con il Premio Dormello e il Gran Criterium, entrambi di Gruppo 3. Tra le femmine è arrivato il successo di Wish You Fly, portacolori della Talenti Racing Stable di Fabrizio Cameli, allenata da Agostino Affè e interpretata da Salvatore Sulas. Una vittoria che sa di vecchia scuola: debutto vincente e poi direttamente una corsa di Gruppo. Due uscite, due successi. Senza passaggi intermedi, senza inutili complicazioni. Il binomio Cameli–Affè ha colpito ancora, con una puledra che ha dimostrato di possedere qualità, carattere e soprattutto una notevole capacità di progressione. Alle sue spalle la tedesca Gipsy Princess e l’inglese Flooding hanno completato un podio interamente internazionale. Quarta Minzova, certamente meno esplosiva rispetto all’ultima prestazione. Il terreno e le condizioni della pista possono avere inciso, ma viene anche spontanea una riflessione: in certi appuntamenti, soprattutto con i due anni, arrivare freschi può rappresentare un vantaggio determinante.

A voi le considerazioni!

Tra i maschi, nel Gran Criterium, per poco Cristian Demuro non ha realizzato una vera magia in sella a Kuros. Il fantino ha tirato fuori una prestazione notevole, portando il cavallo a giocarsi il successo fino in fondo, ma ha dovuto arrendersi alla tenacia del tedesco Nightdance Attack. Quest’ultimo, da buon tedesco, non ha mollato un metro. Anzi, ha costruito il successo attraverso una retta tutta in crescendo, dimostrando solidità e una notevole capacità di sostenere lo sforzo. Un puledro del quale, probabilmente, sentiremo ancora parlare. Terzo l’inglese Rocket Boy, che ha perso una corsa difficile da digerire. Troppi problemi di traffico, troppo terreno da recuperare e la sensazione di avere lasciato qualcosa di importante per strada. Ma sulla pista media di Milano può succedere: non sempre si trova lo spazio per correre, anche quando si ha il cavallo giusto. Quarto, con tutto il rammarico possibile, Maurizio Acquaviva, che dopo il successo in Listed ha regalato alla Olio e Cavalli il primo piazzamento in una corsa di Gruppo.

Un risultato che merita comunque di essere sottolineato e che ci auguriamo rappresenti soltanto l’inizio di un percorso importante. La speranza è che sia di buon auspicio anche per il plotone dei nati nel 2025.

 

LA DOMENICA: RIBOT E JOCKEY CLUB, IL RESTO È CONTORNO L

La domenica, probabilmente, avrebbe meritato una programmazione più concentrata. Forse riunire tutto in un’unica grande giornata avrebbe prodotto un evento ancora più efficace, sotto il profilo tecnico e dello spettacolo. Le corse che valevano davvero il viaggio erano due: Premio Ribot e Jockey Club. Nel Ribot, Gruppo 3 sui 1.400 metri in pista dritta, l’inglese Crown Board ha restituito una vittoria di Gruppo a Marco Ghiani, autore di un’interpretazione impeccabile. Il cavallo di Jane Chapple-Hyam arrivava dal successo in Listed in Svezia, ma a Milano ha offerto una prestazione decisamente superiore, mettendo in mostra un cambio di marcia da cavallo buono. In Inghilterra non appartiene certamente alla ristretta élite della specialità, ma è un soggetto onesto e competitivo, capace di fare la differenza quando trova condizioni favorevoli. Il successo milanese gli regala una dimensione nuova. Bene anche il secondo arrivato, l’altro britannico No Retreat, mentre al terzo posto merita un applauso Kabir, protagonista di una prestazione sontuosa. Il cavallo di Endo Botti se l’è giocata a viso aperto, senza timori reverenziali, dimostrando ancora una volta di possedere qualità e di poter competere a questo livello. Il problema, semmai, arriva dalla lettura tecnica del quarto classificato, Heybetli, cavallo accreditato di una valeur francese di 39, equivalente indicativamente a 86 libbre. Un valore decisamente basso per una corsa di Gruppo 3 e che, inevitabilmente, non aiuta la media dei primi quattro arrivati, elemento fondamentale nella valutazione internazionale per il mantenimento dello status. Naturalmente il giudizio definitivo dipenderà dai rating ufficiali e dalla media pluriennale, ma il dato invita a riflettere.

IL JOCKEY CLUB: MEZZO MILIONE, TANTI STRANIERI E UN GRUPPO 1 ANCORA LONTANO

Il clou del fine settimana era naturalmente il Premio del Jockey Club, Gruppo 2 da 506.000 euro sui 2.400 metri. Una dotazione importante, capace di richiamare numerose scuderie straniere alla ricerca di un’occasione economicamente interessante. Tutti cavalli di buona categoria, alcuni anche di notevole spessore. Ma la strada per riportare il Jockey Club al rango di Gruppo 1 è ancora lunga, anzi lunghissima. E forse meriterebbe una riflessione anche la distanza: siamo proprio sicuri che i 2.400 metri rappresentino ancora il target migliore per questa corsa nel panorama internazionale?

Sono considerazioni che non tolgono nulla alla qualità dell’edizione 2026, ma che andrebbero affrontate seriamente se si vuole restituire alla prova il prestigio tecnico del passato. Venendo alla corsa, il grande protagonista è stato Stingray, che grazie alla monta di Dario Di Tocco è diventato, almeno per un pomeriggio, anche un po’ italiano. Una prestazione mostruosa. Il cavallo allenato in Germania da Marcel Weiss, aiutato da un terreno non eccessivamente faticoso, ha prodotto una frazione finale veemente, salutando letteralmente la compagnia. Quando ha cambiato passo, la corsa è finita. E sul palo è arrivata anche la posa plastica di DDT, perfetta per la fotografia di una vittoria importante. Prima della corsa Stingray partiva, nella mia valutazione, da 110 libbre. Dopo una prestazione del genere, un bel 114 ci può stare tutto. Non è un rating ufficiale post-corsa, ma una valutazione tecnica assolutamente sostenibile per un cavallo in piena crescita agonistica. Molto bene anche Global Health, secondo classificato, che ha confermato il proprio valore di 110 libbre con una retta tutta in progressione.

E a Milano, soprattutto su quel tracciato, nessuno ti regala nulla. Terzo Venetian Prince, il vincitore del Derby Italiano, che proprio a San Siro aveva conquistato la sua affermazione più importante. Il ritorno sulla pista milanese ha confermato quanto gradisca il tracciato. Partiva da 107 libbre, ma questa mi è sembrata, sotto diversi aspetti, una delle migliori prestazioni della sua carriera. Quarto, dopo il responso del giudice, Dubai Honour, la presenza che dava una robusta boccata d’ossigeno ai numeri della corsa grazie alle sue 115 libbre di riferimento. Un valore che, però, non ha certamente espresso nell’occasione. La stagione lunga, gli impegni internazionali e probabilmente una brillantezza, non più quella dei giorni migliori, si sono fatti sentire.

 

CONSTITUTION HILL: MANCÒ LA FORTUNA, MA NON L’ONORE.

E poi c’era lui. Constitution Hill. Probabilmente il cavallo più mediatico del Regno Unito, un autentico eroe nazionale delle corse a ostacoli, arrivato a Milano accompagnato dall’affetto di tanti appassionati britannici, tifosi e sostenitori. Il pubblico gli ha riservato un’attenzione particolare, assai maggiore di quella ricevuta al betting, dove la sua quota si è progressivamente allungata fino a raggiungere circa 10/1. In corsa ci ha messo il cuore, la generosità e quella classe immensa che lo ha reso uno dei più grandi siepisti del nuovo millennio. Ma il terreno non perfettamente ideale, uno schema di corsa complicato e soprattutto la diversa dimensione tecnica degli avversari lo hanno relegato al quinto posto. «Mancò la fortuna, ma non l’onore». È forse questa la frase che meglio racconta il suo pomeriggio milanese. Perché bisogna avere anche il coraggio di distinguere le due cose: Constitution Hill è un fuoriclasse assoluto nelle corse a ostacoli, mentre in piano è un buon fighter, uno dei tanti cavalli capaci di correre dignitosamente a un certo livello senza possedere il cambio di passo dei migliori specialisti. E questo non toglie assolutamente nulla alla sua grandezza. Anzi, forse la rende ancora più affascinante. Il mio augurio è di rivederlo a Cheltenham nel Champion Hurdle 2027, ancora una volta nel suo regno, prima di accompagnarlo verso il meritato paddock. Perché Constitution Hill non deve dimostrare più nulla a nessuno. Le favole non hanno sempre un lieto fine, ma non per questo smettono di essere favole. E se ancora oggi, a distanza di circa mezzo secolo, nella memoria degli appassionati viene evocata la trasferta romana di Absalom con Lester Piggott, chissà che fra cinquant’anni qualcuno non ricordi con lo stesso trasporto quel pomeriggio dell’ottobre 2026 in cui a Milano corse Constitution Hill, uno dei più grandi hurdler del nuovo millennio. Non vinse. Ma c’era. E certe presenze, nella storia del galoppo, finiscono per valere molto più di una vittoria.

Federico Raccichini